"Voci tutte da ascoltare per riconoscersi in uno specchio"



L'attrice ha seguito Cosa pensano le ragazze dall'inizio: "Un esperimento a cielo aperto. È bello incontrare persone che hanno trovato le parole per dirsi"

image SONIA Bergamasco, attrice di cinema e teatro, una filmografia che spazia da Io e te di Bernardo Bertolucci a Quo vado? Di Checco Zalone, ha seguito Cosa pensano le ragazze dall'inizio "affascinata da un progetto che è un esperimento a cielo aperto. Partito da una donna, si è moltiplicato attraverso altre mani, teste, cuori che ne hanno accresciuto il valore. Mille interviste che coprono luoghi ed età in una sorta di vivisezione gioiosa e acuta del nostro Paese al femminile".

Quali racconti le sono rimasti impressi?
"Elisa, forse 11 anni, lo sguardo che va dritto al cuore. Ti mette alla prova, ti spoglia dicendoti cose molto semplici che sente e vede, in cui crede. Giovanna Tedde, sarda mai uscita dalla sua regione, che parla in dialetto stretto, è una persona che ti porti per sempre dentro. E Provvidenza, la donna dello Zen che canta con una voce che ti fa piangere dalla bellezza. Mi ha colpito anche il lavoro del gruppo raccolto intorno a Concita De Gregorio. La capacità nel tagliare all'essenza interviste, di scegliere domande proustiane, che valgono per chiunque e ti regalano l'idea della persona con cui parli perché mettono in gioco".

A quale vorrebbe rispondere?
"Una è "se potessi scegliere con chi andare a cena...". Io direi mio padre che se ne è andato quando avevo 18 anni. Avrei tante cose che non sono riuscita a dirgli allora".

Cosa l'ha sorpresa?
"La creazione di un clima bello, che vedo e sento. Spettatrice di queste donne e ragazze e bambine che ci parlano, sento la meraviglia di trovarmi di fronte a uno specchio. Concita il suo gruppo hanno creato le condizioni perché ci si parli e ascolti davvero".

In un milione si sono fermati ad ascoltare le ragazze.
"Lo penso come un germoglio che può dare frutti che ora non vediamo, per persone che non ci sono ancora. Mi capita di consigliare di vedere il progetto a chi non c'è già inciampato. Perché dà speranza vedere donne così belle che si dicono, trovando le parole per farlo. Alcune hanno raccontato cose delicate, magari svelandosi per la prima volta. Questo è uno sporgersi di grande valore e può dare coraggio ad altre persone".

Arianna Finos, La Repubblica - 6 maggio 2016