Successo per l'attrice Sonia Bergamasco e per il pianista Emanuele Arciuli, al Grande nella "prima" del testo della Nothomb adottato da Campogrande

"METAFISICA DEI TUBI", IRONIA E LEGGEREZZA DA APPLAUSI


Image Al principio era un tubo, ossia un essere, vivente sì, un neonato dalle reazioni paragonabili a quelle di un vegetale, tanto che i genitori, preoccupati di tanta immobilità, lo chiamarono...pianta. E' un delirio, un nonsense continuo il raccontare di sé che percorre "Metafisica dei tubi", libro della pluripremiata e bizzarra scrittrice belga Amélie Nothomb, che Amélie non si chiama in realtà, bensì Fabienne Claire. Viene il sospetto che tutta la produzione (un libro all'anno. 25, credo, finora, che scrive rigorosamente a mano e di notte) sia infirmata non solo da simboli e metafore, ma si nutra di biografia fino al dettaglio. Finché il gioco diventa un riflettersi di specchi, di personalità al contrario, proiezioni psicologiche. Il libro ha parti fortemente drammatiche e speculative ed ha passaggi dove sboccia la poesia.
Nicola Campogrande, musicista e saggista fine e notissimo, ha sunteggiato il volume della Nothomb e ne ha tratto un melologo, cui abbiamo assistito ieri sera in prima assoluta al Teatro Grande. Operazione raffinata quanto complessa la stesura di un melologo, in quanto l'equilibrio tra le parti, voce recitante e pianoforte, dev'essere assoluto: la musica non ha da predominare o disturbare il testo (o il contrario), ma anticiparne l'assunto, caricarne i significati.
Perciò Campogrande ha scritto "Metafisica dei tubi" per due artisti di sicura esperienza e sempre aperti al nuovo ed alla sperimentazione: Sonia Bergamasco ed Emanuele Arciuli. La Bergamasco non è solo un'attrice eclettica, nota ai più per le apparizioni cinematografiche e televisive in ruoli diversi, dal drammatico al comico, ma è anche diplomata al Conservatorio. Il che, per un melologo, è fondamentale: la voce recitante segue un ritmo preciso, talora si mescola alla musica, ma varia espressivamente le dinamiche, l'intensità. "Tubo" è una bambina introversa con tutti, estroversa con se stessa: si bea ed infuria, stupisce, interroga, passa dalla terza alla prima persona a secondo del "potere" che si attribuisce. La sua voce è quella di una saggia, e la Bergamasco usa il registro centrale, mentre per gli adulti usa quello acuto, talvolta volutamente svenevole, da "signorina snob". Le situazioni sono amplificate e correlate dall'immaginazione: fiati lunghi o suoni spezzati, risate soffocate, pianti accennati, pochi gesti e misurati. La musica di Campogrande è molto appropriata: discreta, melodicamente favolistica, ritmicamente varia, diretta discendente dalla fantasia di Debussy e Rvel, con frasi tenere che riappaiono a fare da fil rouge ed interesse magie.
Testo e musica evocano l'immagine: non c'è bisogno di filmati, le "azioni", le vicende della bambina scorrono colorate, la musica martellante enfatizza le sue furie, le odiate carpe guizzano come "poissons d'or", le marcette la inquadrano sul mare, la circondano nell'acqua. Bravissima Sonia Bergamasco, che ha classe; morbido e sensibile Emanuele Arciuli, che ha interpretato all'inizio tre Préludes di Debussy, creando il clima del melologo. Nelle repliche, l'intesa fra i due artisti si approfondirà ulteriormente. AI lunghi e convinti applausi alla fine Nicola Campogrande ha risposto annunciando il bis: una sua canzone dal titolo "Discreta", che la Bergamasco ha cantato e in parte recitato con un fil di voce. Elegantissima.

Fulvia Conter - Giornale di Brescia - 29 marzo 2017