I poeti sembrano dimenticare che, una volta, la narrazione di un racconto era essenziale e che la narrazione di un racconto e la declamazione poetica non erano pensate come due cose distinte. Un uomo raccontava una storia, la cantava, e i suoi ascoltatori non vedevano in lui una persona che svolgesse due compiti, ma piuttosto un uomo che svolgeva un compito dal duplice aspetto. O forse non si accorgevano che c’erano due aspetti, perché consideravano il tutto come un’unica cosa essenziale. Se la narrazione di un racconto e la declamazione di una poesia si unissero di nuovo, potrebbe succedere qualcosa di molto importante.
Walter Pater scrisse che ogni arte aspira alla condizione della musica. Il motivo ovvio sarebbe che in musica la forma e il contenuto non possono essere scissi. La melodia, come qualsiasi brano musicale, è un intreccio di suoni e di pause che si dipana nel tempo, un canovaccio che non credo si possa dividere. La melodia è semplicemente la partitura, come pure le emozioni da cui è sgorgata e le emozioni che suscita. Il critico austriaco Eduard Hanslick ha scritto che la musica è un linguaggio che possiamo usare, che possiamo capire, ma che non siamo in grado di tradurre.
In fin dei conti, che cosa sono le parole? Sono simboli per certi ricordi condivisi. Se uso una parola, voi dovreste avere una certa esperienza della cosa cui quella parola corrisponde. Altrimenti non vi dice nulla. Penso che si possa solo alludere, che si possa solo far sì che il lettore immagini. Il lettore, se è abbastanza sveglio, può essere soddisfatto del vostro semplice accenno a qualcosa.

Da L’invenzione della poesia di Jorge Luis Borges