Teatro al Cenacolo, serata di emozioni


Sonia Bergamasco fa rivivere Fernanda Wittgens, sovrintendente condannata dal fascismo

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Non c’è dubbio che la 15.755ma recita del Piccolo Teatro di ieri sera entra diretta nella storia: per la prima volta e probabilmente l’ultima (se ne riparla tra 500 anni, al nuovo anniversario) un monologo teatrale, “Il miracolo della cena” si è tenuto dentro al Cenacolo leonardesco tra 60 invitati tra cui il sindaco Sala e l’assessore Del Corno. Sonia Bergamasco si è staccata silenziosamente dall’affresco lungo 9 metri e alto 8, e per 50’ ha interpretato, vissuto, sofferto, commentato anche con parole di Vasari e Goethe il cinquecentenario della morte di Leonardo, nel ruolo di Fernanda Wittgens davanti allo sguardo del Cristo.
Nata nel 1903 a Milano, vissuta nella città in guerra e pace, tra barbarie razziale e sperane, fu la prima donna sovrintendente delle belle arti e per 30 anni a Brera, assunta col contratto di operaia il 1 febbraio 1928 fino alla morte nel 1957. A romanzo della sua vita coraggiosa, tra l’ufficiale e l’ufficioso della vita, la Bergamasco offre un magistrale doppio binario, come vuole il testo curato e diretto da Paola Ornati, ed è un fluire di pensieri e parole, la raccolta di lettere, pensieri, appunti, diari intimi di una donna che ha voluto aiutare i monumenti e i dipinti, vittime della guerra.
Così, da una parte la voce stentorea degli avvenimenti annunciati come in un cinegiornale Luce, dall’altra la cognizione del dolore, anche quando, in carcere, condannata per aver aiutato 876 ebrei a fuggire, Fernanda Wittgens scopre una “umanità sublime” ed allora la voce si fa impastata di memoria, di quel sublime, citato colo celeste di Leonardo.
Parla dei misteri della vita, delle sue esperienze e battaglie, legge un’analisi magnifica di Goethe sulla “Cena” che, scrisse Vasari, nel ‘500 il re di Francia voleva portarsi via e che molti, per calcolata insipienza, avrebbero voluto staccare dalla parete del refettorio. Che no avesse un carattere facile ma tempestoso, lo confessa lei parlano di “limiti di eccezionale sopportazione” subiti come donna, ma si deve anche a lei se Milano è oggi quella che è. Oggi lei ha il nome di una via di fianco a Piazza Vetra, ma ieri ci ha ricordato il mistero universale della vita che confina e combacia da una parte con l’arte e dall’altra con la scienza, è il biglietto da visita di Leonardo e la fiducia nell’arte come forma di barbarie. “Sarebbe troppo bello” scriveva “essere intellettuali nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è pericolo”. La Wittgens è in quella Milano eroica rinata dopo la guerra, di cui il Piccolo rappresenta una prima pietra: quando si salva la bellezza, dice Segio Escobar, si salva la bellezza della vita.
La forza della fragilità dell’opera d’arte: di questo parla la Wittgens agli studenti di molte scuole e stasera e domani al Piccolo, che ha preparato un video sullo spettacolo con la nuova Web Tv che sarà on line su corriere.it da oggi. Alla fine niente applausi: umidità e spostamenti d’aria sono nemici di Leonardo.

Maurizio Porro - Corriere della Sera, 26 settembre 2018