Sonia Bergamasco
“Io e il sorriso azzurro dell’ex chimico Levi”

La chimica è l’arte di separare, pensare e distinguere - scriveva primo Levi nel 1985 “L’altrui mestiere” - tre esercizi utili a chi si accinge a descrivere fatti o a dare corpo alla propria fantasia”.
Ben più di un semplice mestiere, la chimica di Levi è stata una vera forma esistenziale che ha posto le basi per il suo approdo alla scrittura. Cucire molecole come cucire parole. E’ a quest’anima meno nota del grande scrittore torinese che Sonia Bergamasco ha scelto di rendere omaggio nello spettacolo “Ex chimico, Primo Levi e il suo secondo mestiere”. Un monologo - in scena da questa sera a domenica al Teatro Gobetti (biglietti da 28 euro) - in cui il testimone dell’Olocausto lascia spazio allo scienziato dallo sguardo limpido e visionario.
“Questa è una tappa molto importante per me - racconta Bergamasco, interprete e regista dello spettacolo - l’idea di “Ex chimico” è nata proprio qui, lo scorso anno, durante un ciclo di letture di Levi al Grattacielo San Paolo per il trentennale della morte. Mi si è aperto un mondo. Come tanti ne conoscevo i testi classici, ma l’espressione a 360 gradi della fantasia e della curiosità di questo autore m hanno colpita, stimolandomi a scoprirne di più e a portarlo in teatro. Un lavoro in cui mi è stato di grande aiuto Renzo Levi, con cui ho parlato a lungo, che lo vedrà per la prima volta in questi giorni. Sono emozionata”.
Quando si è avvicinata per la prima volta a primo Levi?
“E’ stato una lettura di ragazza, indimenticabile ma atroce. L’ho riletto poi da adulta e ho scoperto un filo di ironia e quel sorriso azzurro che corre lungo tutta la sua opera. Perché, malgrado la sua crudezza e lo sguardo acuminato, il suo è un racconto con un cuore grande, un racconto umano, che ci fa del bene.”
E’ quel sorriso azzurro l’elemento che si propone di evidenziare in “Ex chimico”?
“Proprio così, attraverso pagine di racconti estremamente diversi che si aprono al sorriso e si affacciano alle varie possibilità espressive dell’autore che cerco di cucire insieme. C’è anche il testimone dell’Olocausto, certo, ma in secondo piano. La mia è una drammaturgia da testi molto diversi e in ciascuno c’è sempre tutto Levi. Sono parti di un unico organismo”. Cosa vorrebbe che il pubblico si portasse a casa di questo spettacolo?
“Mi piacerebbe che ognuno si immergesse con me in questo viaggio per scoprire il suo Primo Levi. Il mio è un ritratto polimorfo di un autore preciso e cristallino ma anche caldo e profondamente umano nel modo di raccontare il mondo e le persone”.
Che cosa può insegnarci oggi Primo Levi?
“Viviamo in un momento di enormi rivolgimenti politici e sociali. Una voce limpida e potente come la sua è una di quelle che vanno ascoltate per darsi coraggio e imparare a muoversi fuori dagli schemi. Il mio invito è quello di rileggere “I sommersi e i salvati”, un testo fondamentale per capire il nostro paese e noi stessi”.
Ieri ci ha lasciati Bernardo Bertolucci. Avevate lavorato insieme per “Io e te”, il suo ultimo film. Che ricordo ne serba?
“E’ stato un incontro felice. Bernardo era malato da tempo ma affrontava la sua condizione con una bella ironia. Tenevo molto anche a Giuseppe, con cui avevo lavorato in teatro e al cinema. Ricordo ancora il pianto a dirotto di Bernardo alla sua morte. Erano molto legati”.

Andrea Lavalle - la Repubblica, 27 novembre 2018