Il Cenacolo apre al teatro del Piccolo per raccontarsi



A fine Settecento Goethe si preoccupava della sua conservazione e si scagliava contro i restauri condotti con “mano sacrilega”. Oltre due secoli dopo, il Cenacolo è protetto e accudito come merita, ma resta capolavoro fragilissimo. Se è arrivato fino a noi lo si deve anche a Fernanda Wittgens, storica e critica d’arte, prima donna alla guida della Pinacoteca di Brera che, durante la Seconda guerra mondiale e nella Milano da ricostruire, si adoperò fieramente per proteggere la parete leonardesca dalle bombe e quindi restituirla alla città e al mondo. Alla sua avventura civile di intellettuale pragmatica e ostinata che, mentre si batteva per salvare le opere d’arte, era in prima linea anche nel far fuggire oltre confine gli ebrei (e per questo si fece una anno a San Vittore), è dedicato Il miracolo della cena, produzione del Piccolo Teatro che per la prima volta e con tutte le cautele del caso entra al Cenacolo per far risuonare le parole e la storia di Fernanda Wittgens attraverso la voce e l’eterea presenza scenica di Sonia Bergamasco. Operazione delicatissima, studiata con la collaborazione di Chiara Rostagno, direttore del Museo del cenacolo che, oltre ad aver fornito preziosi materiali di documentazione, garantisce la massima attenzione al luogo. Vietata l’amplificazione, gli spettatori saranno forniti di cuffie “in modo che la voce di Sonia li avvolga ma non interferisca con il dipinto, che resta protagonista”, spiega il regista Marco Rampoldi. Tutto sussurrato, in punta di piedi, col rispetto che l’opera impone.
“Ho dovuto dire molti no, ogni più piccola sollecitazione, acustica o ambientale, può essere dannosa - dice Chiara Rostagno -. Ma una volta assicurata la tutela, mi emoziona pensare che la storia straordinaria e silenziosa di Fernanda Wittgens, una delle tante che hanno lambito quella parete in cinque secoli, possa entrare in simbiosi col luogo cui è così legata”. Come accadrà martedì, con due repliche per ovvie ragioni a ingresso limitato (cioè a inviti): 60 persone a recita, la seconda per studenti di Brera, del Politecnico, delle accademie della Scala e del Piccolo e del Liceo Virgilio. “Non si poteva fare diversamente - spiega il direttore del Piccolo Sergio Escobar - per questo lo spettacolo mercoledì e giovedì andrà in scena al Teatro Grassi e tornerà di nuovo nell’autunno 2019 in chiusura delle celebrazioni per cinquecentenario della morte di Leonardo. Crediamo molto in questo progetto. Negli stessi anni in cui Wittgens si batteva per la rinascita di Brera credendo nell’arte come bene comune indispensabile, Giorgio Strehler e Paolo Grassi fondavano il Piccolo”. Spettacoli diversi, perché diverso è il luogo, ma non cambia lo spirito di un atto teatrale che rende omaggio a una donna unica quasi quanto il capolavoro che contribuì a salvare. “Una leonessa a difesa del cenacolo - la definisce Sonia Bergamasco -. Sono orgogliosa di darle voce, raccontando la sua competenza, la cultura, la passione, l’umanità e la coerenza di chi si assume le proprie responsabilità”. Sia che si tratti di decidere come intervenire sul dipinto o come mettere in salvo gli ebrei. “Mi sono segnata una sua frase che credo abbia molto da dire anche a noi, oggi: “Quando crolla una civiltà e l’uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà, di continuare ad affermare che gli uomini sono fratelli anche se per questo dovrà pagare? Almeno i cosiddetti intellettuali, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi, e come tali hanno insegnato ai giovani, hanno scritto, si sono elevati dalle file comuni degli uomini. Sarebbe troppo bello essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è un pericolo”.

di Sara Chiappori - la Repubblica Milano, 21 settembre 2018