Louise e Renée e il fragile labirinto della femminilità


Massini adatta Balzac, dirige Sonia Bergamasco. In scena Isabella Ragonese e Federica Fracassi

Gi ardori, i sogni, gli slanci, le tristezze, l’amore e la fragilità delle donne, insomma il labirinto della femminilità permea questa bellissima storia di amicizia tra due bambine nata in un collegio-convento, alimentata e cresciuta negli anni attraverso una fitta corrispondenza di lettere, anche quando, adulte, sono andate ognuna per la propria strada. E’ un’avventura interiore quella rappresentata in Louise e Renée prodotto dal Piccolo Teatro che segna il debutto alla regia dell’attrice Sonia Bergamasco. Il testo di Stefano Massini ha adattato Memorie di due giovani spose unico romanzo epistolare di Balzac, mantenendo giustamente l’andamento del carteggio e lo stile della scrittura con tutto il valore solipsistico dei pensieri scritti. E le lettere che le due amiche si sono scambiate per un’intera vita, diventano lo spazio immerso nel bianco e nero (la scena è di Marco Rossi), oscuro lo sfondo, bianchi i paraventi che muovendosi creano angoli e prospettive diverse, su cui giocano le algide luci di Cesare Accetta, anch’esse scenografia: è il teatro dei sentimenti dove le due figurine candide, sottili, verginee di Lousie e Renée, entrambe i capelli rossi e lunghi, riannodano con ardore emozioni, sogni, preoccupazioni, gioie della vita quotidiana, rivivono quella scrittura solitaria che per generazioni di donne è stata lo spazio della libertà, la “stanza tutta per sè” dove vivere se stesse: Louise la sua idea di libertà, Renée la consapevolezza che i sogni non sono vita; Louise lanciata a cento all’ora nella ricerca dell’amore assoluto, Renée più tenace nel rassegnarsi. E brave Federica Frasassi l’equilibrata Renée, e Isabella Ragonese-Louise commovente nell’intransigenza quasi infantile. Un lavoro maturo e risonante di tante emozioni, il loro, anche per la regia limpida, precisa di Sonia Bergamasco, lunare come una nota mozartiana a cui manca solo un pò di carnale sdegno per il dolore che le donne hanno dovuto sopportare nell’affermazione dei propri desideri.

Anna Bandettini - la Repubblica - 16 aprile 2017