Tutte le sfumature del femminile. In scena le "Due spose" di Balzac


«Louise e Renée» – in scena al Piccolo Teatro Grassi – è la traduzione scenica di un romanzo di Honoré de Balzac e rappresenta uno strano e sorprendente ircocervo teatrale. Da un lato lo si potrebbe definire un esempio di teatro borghese di oggi. Nel senso di un’operazione colta destinata a un pubblico avvezzo alla grammatica teatrale. Dall’altro lato, però, la regia di Sonia Bergamasco apre a immagini quasi oniriche, che scaturiscono da una scenografia minimale e raffinata che attinge all’immaginario del contemporaneo – fatta di panelli scorrevoli, trasparenze che creano profondità in grado di comunicarci una distanza nello spazio e nel tempo che si annulla nel rapporto epistolare tra le due protagoniste.

La storia è quella di due ragazze legate dall’infanzia comune trascorsa in un convento, che si gettano nella vita adulta affrontando in modo diverso un mondo – quello della buona società francese dell’Ottocento – dove il destino segue o dovrebbe seguire binari già tracciati. Renée si sposa subito e cerca di realizzarsi in un progetto coniugale privo d’amore ma impostato sul rispetto. Louise, che accusa l’amica di essere passata da una gabbia all’altra, preferisce invece esplorare gli effetti che il fascino femminile esercita sugli uomini, gustando quel tanto di potere che in campo sentimentale la donna è in grado di prendersi per ribaltare i rapporti di forza che la vedono comunque sottomessa a livello famigliare.

Le due protagoniste si aggirano in un ambiente spoglio, abitato da pochi elementi – una sedia, una candela – come fantasmi di un mondo antico proiettati nel limbo temporale della scena, che traduce nel presente una vicenda, tutta femminile, di libertà personale vissuta come chimera, intravista e mai raggiunta. Perché se l’ambientazione borghese della Francia di primi Ottocento è distante da noi per le dinamiche, non lo è per tutta una serie di tematiche che vanno a comporre una sorta di “enciclopedia” del femminino.

A usare questa espressione è Stefano Massini, che firma l’adattamento di «Memorie di due giovani spose», unico romanzo epistolare del romanziere francese. In effetti la capacità di Balzac di sondare l’animo umano è proverbiale, ma nel caso dei personaggi femminili il suo sguardo si fa particolarmente acuto. Illusione, amore, speranza e delusione sono raccontati con grande lucidità e contribuiscono a evocare la profonda contraddizione che c’è tra sogno e realtà. Qual è la strada più giusta? Quella di Renée che punta al realismo e al compromesso, e cerca di affermarsi entro i limiti di un matrimonio combinato e di precise regole sociali? O quella di Louise, che interpreta l’affermazione di se stessa come una lotta che, fatalmente, può consumarla ad ogni passo? Balzac non dà una risposta precisa e non sembra farlo nemmeno lo spettacolo di Sonia Bergamasco, che traccia però, attraverso gli opposti, una geografia della condizione femminile ancora attuale.

Del testo di Balzac, Massini opera un distillato leggibile e molto godibile. Ma il vero motore dello spettacolo sono le due attrici, Federica Fracassi e Isabella Ragonese, entrambe bravissime e di grande intensità. Si muovono su registri recitativi diversi, è vero, ma entrambe aggiungono leggerezza a una vicenda che in qualunque momento potrebbe sprofondare nella cupezza, dando così spessore e complessità ai personaggi. Louise e Renée – tanto le eroine balzachiane quanto lo spettacolo in sé – non fanno che oscillare tra artificio e verità. Quando quest’ultima si illumina, coagulando gli elementi della pièce, è soprattutto grazie alla presenza scenica di Fracassi e Ragonese, affascinanti e gemelle nei loro vestiti bianchi solcati dalle lunghe chiome rosse.

Graziano Graziani - minima&moralia - 30 marzo 2017