Sonia Bergamasco. Le due donne in una di Balzac


Sonia Bergamasco porta sul palco del Piccolo Teatro di Milano la drammaturgia di Stefano Massini tratta da Honoré de Balzac, Louise e Renée, con Federica Fracassi e Isabella Ragonese.

Image Louise ha un’idea di libertà che misura col proprio corpo, Renée della libertà sa solo i confini entro cui può misurarla; Louise conosce il mondo come una scoperta continua, appassionata e vitale, Renée scopre che il mondo è appena fuori casa propria, là dove la vita è un concetto preordinato e la meraviglia un proposito inaffidabile; Louise immagina l’amore come una ricerca assetata, un fuoco bruciante che non accetta redenzione, Renée dell’amore ha la maniera di una costruzione che pone sedimenti nella pratica e nella lenta maturazione. Queste le due donne immaginate da Honoré de Balzac alla metà dell’Ottocento per Memorie di due giovani spose, coinvolte nel testo Louise e Renée che Stefano Massini ha tradotto per la scena e servito alla mano di Sonia Bergamasco, capace di plasmare le due protagoniste sui corpi di Federica Fracassi e Isabella Ragonese, al debutto nella Sala Grassi del Piccolo Teatro di Milano.

Image C’è un piano prospettico di un bianco elegante, raffinato come gli abiti (firmati da Gianluca Sbicca) poco meno che identici di cui sono vestite le due donne, entrambe con lunghi capelli rossi, tali da apparire quasi gemelle, interpretando la suggestione che le due amiche siano in realtà una soltanto, come lo stesso Massini legge nell’opera di Balzac. La loro comune provenienza infatti le dispone di fronte allo sguardo come ragazzine in procinto di diventare donne, sarà proprio allora che quella presunta sinonimia dell’apparenza mostrerà la distanza della maturazione. L’occupazione dello spazio scenico vive di movimenti geometrici (di Alessio Maria Romano) che la regista, attrice di lunga e fortunata carriera, è molto abile nel delimitare, offrendo una visione misurata e pulita perché la vicenda e il dialogo non ne siano sovrastati. Alle spalle dell’ampio disegno rettangolare (di Marco Rossi) è appeso uno schermo velato di fondale, un contraltare che si fa profondità speculare grazie alle luci di Cesare Accetta e ad altri più piccoli schermi modulari che scorrono in orizzontale sul palco, perché la crescente differenza delle due donne, sempre a maggiore rilievo nell’affondo memoriale delle loro lettere, sia considerata attraverso una sovrapposizione di piani. L’uso della luce si arricchisce poi anche di una qualità più cupa, pian piano che le prove esistenziali produrranno il distacco, con tagli che definiscono le ombre oltre la figura, verso il fondo della prospettiva.

Image L’impianto drammaturgico ordito da Stefano Massini è assai rispettoso del sistema ideato da Balzac: il dialogo serrato che via via si fa rarefatto dalla crescente distanza di luoghi e intenzioni, l’incomprensione sinuosa che si prende le parole e le trasforma in una sagoma bifronte. Tuttavia, se la composizione degli elementi raffina lo spettacolo e ne promuove la forma scenica, godendo dell’interpretazione di due attrici eccellenti, al testo sembra mancare un’urgenza contemporanea più forte, che sappia sopravanzare il rischio di manierismo ottocentesco e favorisca ai temi una discutibilità rispetto alla condizione femminile per come si è nel tempo evoluta; non soltanto quindi su base linguistica come suggerisce lo stesso Massini nel compendio all’opera – e come anche Sonia Bergamasco sembra confermare – che evidenzia le emozioni tradotte nella “parola anaffettiva” di un carteggio, molto simile al nostro linguaggio virtuale.

Image Nel formalismo domestico e collegiale di una ferrea educazione, viene messa sotto la lente l’educazione altra, quella sentimentale cui entrambe dedicano attenzione, ma che le divide di fronte alle scelte e alle occasioni. Se Renée si accomoda in un pretesto ideale, Louise non accetta compromessi e rivendica il primato della scelta intima, non mediata dalle occorrenze e dall’origine familiare. I desideri smarriti, le libertà tradite, le lettere accese e i ricordi gaudenti ma non privi del turbamento della nostalgia, ogni cosa disegna un orizzonte d’amore che le avvicina e le allontana a un tempo: da un lato la comune origine di necessità, dall’altro l’evolversi delle esperienza che ora addolcisce ora indurisce le due donne, nate dalla stessa culla della vita come si vuole, finite negli angoli opposti della vita come si fa.
Simone Nebbia - Teatro e Critica - 1 aprile 2017