Premio Eleonora Duse 2014

Sonia Bergamasco.
Mai come questa volta è giusto iniziare da qui, da questo palcoscenico, per cercare di cogliere se non proprio il segreto, il senso dell’essere attrice di Sonia Bergamasco, della sua grazia leggera, della sua volontà ferrea, della sua intelligenza scenica, del suo modo così particolare di recitare,del suo talento. Da questo palcoscenico infatti in una sera dell’ottobre del 1990, nel ruolo di una giovane donna che per amore si traveste da uomo per andare senza pericoli, in quello scorcio di Settecento, alla ricerca dell’amato nell’ “Arlecchino dei giovani” saggio finale del corso Copeau della Scuola di Teatro del Piccolo diretta da Giorgio Strehler, è con il suo tricorno, una Beatrice che,chi l’ha vista, non ha dimenticato. È l’inizio di un volo che non si è mai fermato.
Per arrivare a quel momento, anche se giovanissima, ha già alla spalle una sua storia: si è diplomata al Conservatorio in pianoforte che suona da quando aveva cinque anni per volere dei genitori, ma la morte del padre e i conseguenti rivolgimenti della sua famiglia, e il suo desiderio di cambiamento la spingono a rinunciare a una vita che sembra già scelta. Per caso, su input di un’amica, lei che forse non è mai stata a teatro, ma che i testi di teatro li legge anzi li divora insieme a tanta letteratura e poesia, si presenta agli esami di selezione della Scuola del Piccolo. Alla fine dell’esame d’improvviso le si avvicina Giulia Lazzarini, che fa parte della commissione selezionatrice “ Sonia è interessante quello che fai, sembra che tu il testo non lo dica ma lo solfeggi” le dice. Da quell’esame in poi – sua madre è all’oscuro di questa sua scelta - studiando spesso chiusa in bagno, lei coltiva questo suo particolare modo di recitare alla ricerca di un dialogo fra musica e teatro avendo già ben chiaro che la declinazione dei modi per farlo sulla scena è pressoché infinita.
Da lì ha inizio la sua storia d’attrice,segnata fortemente dall’originalità non solo delle esperienze ma anche delle scelte. Un curriculum formidabile , un vero e proprio viaggio in cui per quanto riguarda il teatro (nella sua carriera il cinema e la televisione contano) si colgono quattro momenti fondamentali: la scoperta del teatro con Strehler; gli importanti, severi anni della formazione sul campo con Castri dove incontra Fabrizio Gifuni che poi diventerà suo marito; la conferma, con Carmelo Bene, di un modo diverso di fare teatro in cui quei suoi due amori - la musica e la parola - si integrano in modo talmente forte da diventare tutt’uno con il corpo dell’attore; l’incontro importante sia per il teatro che per il cinema,ma anche umanamente,con Giuseppe Bertolucci. In un pugno di anni questa giovane attrice passa dal Marivaux della “Dispute” e del “Gioco dell’amore e del caso” al Goldoni della “Trilogia della villeggiatura”- dove è una superba, sensitiva Giacinta di cui sa rendere gli slittamenti del cuore -, al ribaltamento totale con Carmelo Bene affiancato nel suo ultimo “Pinocchio” dove lui sta immobile legato in scena e lei, che è la Fatina, si muove dappertutto indossando maschere diverse in sintonia con il testo registrato.
Dopo quelle esperienze così piene ed esaltanti , sceglie di lavorare da sola o in reading di grande successo con Fabrizio Gifuni, spesso accompagnata da musicisti di vaglia. ma si dichiara pronta a ritornare a lavorare in uno spettacolo corale, diretta da un regista che stimi, in un progetto che l’affascini. Oggi, comunque, la ricordiamo per tutta una galleria fantastica di solitari personaggi femminili fra i quali spicca quello che, finora, è stato il frutto più maturo “Anna Karenina ,prove aperte di infelicità” diretto da Giuseppe Bertolucci poco prima della sua morte in cui suona anche il piano, anzi ci fa –si direbbe - l’amore in un crescendo di sentimenti e tensioni contrastanti. E siamo in attesa del suo nuovo spettacolo che andrà in scena al Franco Parenti tratto dal racconto “Il ballo” di Irene Némirovskij, di cui quest’anno è stato presentato uno studio nell’ambito della manifestazione “Stanze” a Roma.
Anche nel cinema Sonia ha potuto mettere a fuoco la sua capacità di essere drammatica e leggera insieme, lavorando, solo per citarne alcuni, con registi come Franco Giraldi, Franco Battiato, Marco Pozzi che la dirige in Maledimiele film centrato sul dramma dell’anoressia , Marco Tullio Giordana,i fratelli Bertolucci.(con Bernardo ha un ruolo in “Io e te”) dove interpreta sempre personaggi di donna che vive al limite magari bruciando la sua vita. Ricordiamo a questo proposito “L’amore probabilmente” di Giuseppe Bertolucci, viaggio nel modo di intendere oggi l’amore talvolta crudele talvolta fragile dove è Sofia, che impara il senso profondo del lavoro dell’attore e insieme della vita da un’insegnante del tutto speciale come Mariangela Melato e “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana dove è una giovane donna entrata in clandestinità nelle Brigate rosse in cui si rispecchia il senso tragico del fallimento di una generazione.
Importante anche la sua presenza in televisione dove, per esempio, è una redattrice di un femminile ironica e un po’ snob nel serial “Tutti pazzi per amore” e in “Una grande famiglia” (la cui terza parte è attualmente in lavorazione) dove accanto a Stefania Sandrelli, Alessandro Gassmann, Piera degli Esposti, è un’avvocatessa dalla moralità rigida che,costretta al confronto con l’omosessualità del figlio, scopre la generosità e l’intelligenza della comprensione .E last but not least va detto che questa attrice dai molti volti, ricca di sfumature e di curiosità oltre che dare voce a poetesse amatissime come Amelia Rosselli scrive anche poesie e che presto sarà in libreria un suo libro (magari c’è già) che attendiamo con curiosità. Ma aldilà dei ruoli, del talento, della ricchezza di interessi, del fascino, oggi qui c’è lei, Sonia, donna consapevole e orgogliosa, moglie di Fabrizio, mamma di Valeria e di Maria, attrice.

Maria Grazia Gregori