Dare voce a Fernanda Wittgens è un privilegio del cuore. Poterlo fare, in anteprima, nel luogo in cui ha lottato come una leonessa perché il lavoro di recupero e restauro dell’opera più amata di Leonardo fosse portato a termine, un vero corto circuito emotivo. Come donna, prima che come attrice, sento profonda gratitudine per questo “incontro”. Piglio lombardo e visione europea, antifascista, coraggiosa e pudica, Fernanda è una voce che parla al presente – concreta, appassionata, priva di narcisismo.
Quando crolla una civiltà e l’uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà, di continuare ad affermare che gli uomini sono fratelli anche se per questo dovrà pagare? Almeno i cosiddetti intellettuali, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi, e come tali hanno insegnato ai giovani, hanno scritto, si sono elevati dalle file comuni degli uomini. Sarebbe troppo bello essere intellettuali nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è un pericolo.
A lei, in anni cruciali, un ruolo di prestigio e di grande responsabilità, unica donna fra tanti uomini. Il ritratto che la drammaturgia di testi realizzata da Marco Rampoldi propone, ci proietta in una visione dell’arte, e quindi dell’umano, di radiosa, spoglia consapevolezza.
Andare oltre, “scavare” con coraggio e con fiducia, alla ricerca dell’originale, dell’azzurro di Leonardo.
Arte e artigianato, intuito e carattere.
Una visione del mondo e della vita.

Sonia Bergamasco