Bach e Dante, incontro Olimpico. Sogno inconsueto e grandioso


Sonia Bergamasco, attrice, e Sonig Tchakerian, violinista, danno voce, corpo e colonna sonora al cammino dantesco. Selezione da antologia

image Dove possono incontrarsi il nostro Sommo e il grande Kantor di Eisenach? Solo all'Olimpico, nel Teatro concepito dal genio di Pietro della Gondola in una sera di fine primavera. E tre magnifiche ancelle servono su un piatto d'argento una pietanza raffinata, da gustare in un banchetto per lo spirito da soli o accompagnati. Non serve nemmeno una platea numerosissima, ma un fondo di raccolto silenzio sì. Dante e Bach , un incontro a 750 e 330 anni dalla nascita è tra gli appuntamenti delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico il meno codificabile e forse anche il più rischioso. Ma naturalmente l'intelligenza dell'ideatore evita di fare comparazioni; non si deve dimostrare la superiorità del linguaggio musicale su quello scritto e verbale, anche perché due giganti come Johann Sebastian e Dante Alighieri non abbisognano di alcuna tenzone. Anzi l’umanità dovrebbe essere loro grata e godere del fatto che la musica di Bach si può ascoltare, riprodurre, risuonare e scandagliare in piena libertà quotidianamente e parimenti i versi del Poeta, quest’anno al centro delle debite celebrazioni possono (debbono) essere letti, riletti, ascoltati, meditati.
Da una magnifica idea del noto critico musicale Lorenzo Arruga nasce, come lo stesso dice, “un sogno inconsueto e grandioso, semplice, nudo, forte per onorare Dante settecentocinquantenne qui, nel nostro mitico Teatro ormai anche di grande tradizione musicale: affidarci a Johann Sebastian Bach, che di anni ne compie trecentotrenta”. Così la serata ha offerto il suono della parola, il suono del violino, il suono dei battiti e del ritmo. Sonia Bergamasco, l’attrice. Sonig Tehakerian, la violinista. Anna Palumbo, la percussionista.

image All’attrice milanese (diplomatasi in pianoforte al Conservatorio milanese e formatasi alla Scuola del Piccolo di Strehler) il compito di ridare voce e corpo al cammino dantesco. La sua recitazione piena e completa non prevarica e non invade il campo delle note di Sonig. Anzi, Bergamasco riesce a transitare modificandola anche foneticamente la sua interpretazione dai gorghi infernali del Primo e Quinto Canto al passaggio purgatoriale dei primi due Canti fino alla Preghiera di San Bernardo e all’armonia delle Celesti Sfere con accorta intensità. L’incipit è sola parola, sostenuta dall’impiego delle percussioni della barese Anna Palumbo che si forma con le percussioni afro cubane ma all’Olimpico usa (la scelta è di Arruga) il tamburo africano in legno e ricoperto da pelle di capra, il djembe e il circolare duff, di origine egiziana. Il suo sottofondo riesce a rappresentare i graduali passaggi emozionali letterari e umani, come un viatico all’esplorazione di uno stato di (in)-coscienza. Non ultimo, per sostanza pregnante, l’intervento sulle quattro corde di Sonig. Abbina ai Canti “infernali” l’Adagio e la Fuga, dalla Sonata in sol minore Bwv1003 collega la Cantica purgatoriale (la scelta va ai sei versi del Primo Canto e al Secondo, con Salmo gregoriano e la Canzone di Casella) alla conclusione che coincide con l’altissima elaborazione concettuale bachiana di una fra le più complesse ed esaltanti concezioni musicali contrappuntistiche del pensiero umano: la Ciaccona dalla Seconda Partita in re minore. Degna conclusione del viaggio dantesco a corredo del Canto 33esimo del Paradiso, con un Teatro Olimpico terso nei giochi di luce bainco azzurri, modulati dai vermigli inizi infernali e ai chiaroscuri del Purgatorio. A sottolineare gli apprezzamenti del pubblico applausi convinti.

Eva Purelli - Il Giornale di Vicenza, 1 giugno 2015