Lo so, arrivo tardi.
All’ottava puntata, insomma. Ma in questi giorni ho recuperato le prime sette: ho studiato.
E so che tutto comincia quando Paolo e Laura si ritrovano vicini di casa: senza essersi mai incontrati si detestano, perchè si può essere tolleranti con tutti, a distanza, ma sullo stesso pianerottolo la cosa si fa impegnativa.
Fatto sta che un giorno i nostri si conoscono: e si innamorano. Da lì in poi, il resto è Tutti Pazzi Per Amore, la serie televisiva diretta da Riccardo Milani e nata da un soggetto di Ivan Cotroneo, in onda la domenica su Rai Uno.
Prima di riuscire finalmente a vederla, una settimana fa, me ne avevano già parlato tutti: il proprietario del bar sotto casa, mio fratello, quel mio amico scrittore, quell’altro ancora, la (guarda te il caso) mia dirimpettaia.
-Stefania Rocca e Solfrizzi sono bravissimi.
- All’improvviso i personaggi pigliano e cantano!
- Neri Marcoré fa il single incallito: è irresistibile.
- Sembra una serie americana!
Avevano ragione tutti: gli attori sono bravissimi (tutti: da Sonia Bergamasco, la mia preferita, alla Natoli), usare la musica più pop del pop come punteggiatura è un’idea geniale, del personaggio di Neri Marcoré ci s’innamora perfino da telespettatrice e, soprattutto, sembra di stare di fronte a un prodotto americano, per il ritmo dei dialoghi e l’accoglienza, pur nel probabilissimo, data all’improbabile.
- Ma poi, chi si identifica?- Era la domanda, martellante, che anni fa, quando presi parte a un progetto per una fiction, fece desistere la metà degli scrittori chiamati a improvvisarsi sceneggiatori (fra cui me) dal proseguire.
Ogni idea che minimamente uscisse dagli schemi in cui la famiglia italiana sembrava dover venire rappresentata, appariva una blasfemia agli autori specializzati in fiction, a cui dunque noi scrittori, stando al progetto, dovevamo obbedire. Ricordo che perfino la proposta di far lavorare un personaggio come neuropsichiatra infantile, fu bocciata con virulenza:- Scherzate?- Ci fu detto.- La gente ha bisogno di venire tranquillizzata. E poi chi si identifica? Conoscete qualcuno che sia mai stato trascinato da un neuropsichiatra, da piccolo?-
Alzare la mano e dire io fu un grande errore: da quel momento, le mie proposte non venivano nemmeno prese in considerazione, perché gli autori doc si guardavano fra il malizioso e il comprensivo, come per dire “poverina, da piccola è andata dal neuropsichiatra”.
Inutile considerare che se capolavori come Six Feet Under o 24 avessero ragionato nei termini di chisidentifica, non avrebbero mai visto la luce: perché chi si identifica, in una famiglia di becchini? E in un narcisista che difende l’America da se stessa? Chi si identifica? Nessuno, se per identificazione si intende un processo elementare di riconoscimento (guarda!quel personaggio compra le mie stesse pastarelle! quell’altro ha preso una multa dove l’ho presa io!). Tutti, se per identificazione si intende un processo tanto più potente quanto le nostre contraddizioni sono rappresentate dall’epica di personaggi fantastici, che facendoci sognare o penare ci consentono di pensare a noi con una prospettiva più ampia di quella della nostra quotidianità. Che proprio per questo così ne trae ispirazione.
Dunque a nessuno, forse, è mai capitato di innamorarsi del proprio vicino di casa e di smartellare la parete che separa i due appartamenti col sottofondo dell’Inno della Gioia. Nessuno all’improvviso, per strada, si mette a cantare la Caselli. Ma nello stesso tempo, la ricerca sentimentale di Paolo e di Laura è la nostra. L’adolescenza tormentata dei loro figli, pure. La solitudine profilattica del personaggio di Marcorè, anche.
Allora non so voi. Ma io stasera non prendo impegni.

Chiara Gamberale, scrittrice